Su evidenza clinica e scientifica, il bite o placca occlusale rappresenta ad oggi il miglior strumento in mano ai clinici per diagnosticare e trattare la presenza di attività parafunzionali. Più propriamente si tratta di un dispositivo realizzato in resina dura di spessore non maggiore di 1,5 mm, con superficie liscia e senza rilievi occlusali.
L’apparecchio si realizza tramite impronta dentale del paziente, una volta inserito deve risultare ben adattato ai denti e ben in funzionalità contro i denti opposti offrendo una buona ritenzione e stabilità ovvero ci deve essere giusta proporzione dei contatti tra arcata superiore ed inferiore. Per tanto è un lavoro che citiamo qui nel paragrafo delle protesi proprio per sottolinearne la necessita di uno studio di progettazione e di consegna, non è uno strumento banale come possono invece essere i prodotti preformati della distribuzione farmaceutica che sono sconsigliati perché non risolutivi o addirittura peggiorativi. La funzionalità del bite, dopo il suo utilizzo continuativo, deve essere tenuta sotto controllo per aggiornare la perfetta funzione occlusale e per rimediare ad eventuali modifiche dovute allo sfregamento e quindi al suo logoramento.

BRUXISMO
I problemi all’articolazione temporo-mandibolare (ATM) sono un insieme eterogeneo di patologie ,le quali si pensava in passato fossero dovute esclusivamente ad una malocclusione dei denti, oggi al contrario è ampiamente dimostrato ed accettato che si tratti di patologie dalla causa multifattoriale dove la componente occlusale gioca un ruolo minimamente rilevante.
Tra le cause principali dei disturbi all’articolazione Temporo-mandibolare troviamo sicuramente al primo posto la componente psicosociale del paziente .
I rischi psicosociali sono quelli che, come dice la parola, derivano da fenomeni psicosociali, vale a dire i fenomeni che esistono quando un insieme di persone interagisce. Tutti questi fenomeni possono avere forti impatti sulla sicurezza ed il benessere di ogni individuo.
Per intervenire ci si può chiedere quali siano i possibili eventi negativi?
Quando questi fenomeni si riflettono in un comportamento disfunzionale?
Un possibile evento negativo è quello dello stress accusato durante la giornata: ad esempio a causa delle tensioni e delle emozioni che vengono sollecitate dal dover giornalmente interagire con persone oppure a causa delle condizioni organizzative in cui ci si trova a lavorare o altre situazioni.
Lo stress quindi può essere considerato come il principale fattore di rischio.
Tra i fattori di rischio vi è anche la componente genetica cioè la suscettibilità di ogni individuo di sviluppare tali patologie o le parafunzioni ovvero le nostre abitudini viziate, che possono funzionare sia da fattore scatenante che da fattore precipitante l’aggravarsi della patologia. Le più comuni sono l’onicofagia(mangiarsi le unghie) o mordere ripetutamente oggetti come i tappi delle penne, masticare troppo a lungo le chewing-gum.
Il Bruxismo può essere suddiviso in un Bruxismo statico cioè il serramento delle arcate dentarie ed un Bruxismo dinamico cioè il digrignamento dei denti; il primo comporta principalmente un sovraccarico neuromuscolare mentre il secondo sovraccarica principalmente le componenti scheletriche dell’articolazione temporo-mandibolare. I pazienti possono bruxare sia di giorno che di notte durante il sonno: il bruxismo diurno è di più facile intercettamento, il paziente può essere messo a conoscenza dal clinico di questa situazione ed attraverso una presa di coscienza il paziente riesce a controllare se serra o digrigna i denti durante il giorno. Il bruxismo notturno è più complicato da diagnosticare clinicamente perché il paziente lo fa in modo del tutto inconsapevole, però si possono porre diversi quesiti per indagare su questa eventuale parafunzione come per esempio chiedere al partner se durante la notte sente il rumore del digrignamento dei denti, se il paziente stesso si sveglia la mattina con dolore ai muscoli facciali, se si sveglia con mal di testa o se al mattino ha notato una ridotta capacità di aprire la bocca per esempio quando si lava i denti.
Clinicamente è possibile vedere segni del bruxismo come l’usura delle superfici occlusali dei denti

I principali sintomi riferiti da un paziente Bruxista e che soffre di patologie temporo-mandibolari possono essere:
- Cefalee al momento del risveglio che tendono a regredire durante la giornata
- Faticabilità e/o dolorabilità dei muscoli facciali e/o ai muscoli del collo.
- Apertura limitata della bocca
- Dolore all’orecchio
- Click in apertura ed in chiusura della bocca. Il click è un suono netto e ben deciso che avviene quando il disco intra-articolare è spostato dalla normale sede e durante il movimento viene ricatturato da parte della componente mandibolare dell’articolazione.
- ·Sensazione di Scroscio durante l’apertura della bocca. Gli scrosci hanno una durata maggiore lungo il movimento mandibolare ed un suono meno netto rispetto al click, che può essere soffocato (scroscio fine) ma talvolta persino ruvido (scroscio duro). I rumori di scroscio sono solitamente causati dalla presenza di rimodellamenti osteoartrosici delle superfici articolari.
Come si trattano i disturbi temporo-mandibolari?
Attualmente non c’è una vera e propria cura specifica di questi disturbi poiché essendo una patologia multifattoriale ci sono molti parametri in gioco, ma si può gestire la patologia in modo da smussare le situazioni che la peggiorano, eliminarne la componente dolorosa quindi insegnare al paziente comportamenti da tenere per prevenire la ricomparsa del dolore e per non sovraccaricare l’articolazione. Perciò quello che si attua è una terapia step by step dove il primo passo da affrontare è il counseling cioè parlare con il paziente capire da cosa è scaturito il problema e come rimediare, magari anche in collaborazione con un' altra branca della medicina connessa.
